SCENARIO ECONOMICO 2013-2014: MUOVERSI ADESSO !

Il Centro Studi di Confindustria (CSC nel prosieguo) nel documento n. 18 di settembre 2013, precisa che l’estate appena trascorsa conferma un rafforzamento della crescita globale che può essere ricondotta a questi sostanziali fattori:
 
la ripresa economica di Stati Uniti e Giappone, stando agli indicatori relativi all’attività manifatturiera e della fiducia, mantiene un trend positivo;
la recessione dell’Eurozona è di fatto terminata;
le economie emergenti caratterizzate da consistenti disavanzi esterni, a seguito dell’aumento dei tassi americani, hanno segnato il passo;
la Cina, per motivi interni legati all’esorbitante debito interno (pari al 200% del PIL) ha effettuato una stretta creditizia che ha rallentato l’economia di questo colosso asiatico.
Per questi motivi quindi, per l’economia italiana si prospetta un futuro che, pur non potendo essere definito roseo, fa ben sperare. I segnali di ripresa sarebbero già evidenti a partire dalla fine del 2013 e il trend di miglioramento dovrebbe continuare anche per tutto il 2014.
 
Stiamo parlando di flebili ma concreti segnali di una nuova vitalità economica anche e soprattutto nell’ambito della piccola e media impresa (PMI) che sintetizziamo nel seguito (dati CSC):
 
auspicabilmente, il PIL passerà da un -2,4% del 2012, ad un -1,6% nel 2013, per poi tornare positivo nel 2014: +0,7%;
la spesa delle famiglie dovrebbe frenare la sua caduta; dopo essere scesa del 4,3% nel 2012, diminuirà del 2,8% quest’anno e dello 0,1% il prossimo;
gli indicatori della fiducia di famiglie e imprese ad agosto 2013 hanno fatto registrare i migliori valori dal 2011;
l’indice PMI manifatturiero di agosto 2013 è il più alto registrato negli ultimi 27 mesi, lo stesso dicasi per il PMI composito (manifatturiero + servizi);
gli investimenti fissi lordi, pur diminuendo ancora del 5,4% nel 2013, tendenzialmente torneranno ad aumentare nel 2014 (+1,2%);
riparte l’export, con le esportazioni italiane di beni e servizi che aumenteranno in volume dell’1,4% nel 2013 e del 2,9% nel 2014;
le importazioni, grazie anche alla debolezza della domanda interna, subiranno una contrazione nel 2013 (-3,4%), ma, in proiezione, torneranno ad aumentare nel 2014 (+1,7%).
Purtroppo, i dati sull’occupazione restano allarmanti. Il tasso di disoccupazione continua a crescere e passa dal 10,7% del 2012, al 12,1% del 2013, per aumentare addirittura nel 2014 al 12,3%, anche se a partire dalla primavera del 2014 è prevista una flebile ripresa della domanda di lavoro.
 
Anche la crisi del mercato immobiliare perdura e gli investimenti in costruzioni diminuiranno sia quest’anno (-5,0%) sia nel 2014 (-0,5%). Quantomeno, le proiezioni indicano che verrà rallentata la caduta di questo importante settore economico.
 
La pressione fiscale passa dal 44,0% del PIL nel 2012, al 44,5% nel 2013, per attestarsi attorno al 44,2% nel 2014.
 
Da ultimo non si può non sottolineare la riduzione del credito erogato alle imprese dal sistema bancario, che si è ridotto di oltre 66 miliardi di euro in meno di due anni, nonché l’eccessivo costo del denaro che induce molte imprese italiane a rinunciare al credito perché troppo caro. Quest’ultimo fenomeno trova in parte una giustificazione nell’elevato tasso di interesse cui sono allocati i titoli del debito pubblico, in particolare i BTP decennali che hanno registrato ad agosto 2013 interessi pari in media al 4,3%, più del doppio dei Bund tedeschi.
 
I dati, pur incoraggianti, non bastano di per sé a rendere il processo di crescita una certezza. I mercati abbisognano di politiche economiche equilibrate e molto rigorose. Si auspica anche un sostegno più incisivo ai paesi più deboli dell’Eurozona, incluso il nostro.
 
In estrema sintesi, possiamo dire che l’economia italiana comincia a recuperare, ma partendo da uno dei punti più bassi della sua storia e l’emergenza occupazione è di tale dimensione da richiedere consistenti misure di rilancio della competitività, pur nel rispetto dei risultati conseguiti attraverso le politiche di risanamento dei conti pubblici.
 
Alla luce di questi dati, l’imprenditore attento comprenderà di trovarsi di fronte ad un importante occasione ovvero, la tipica situazione che si presenta dopo i lunghi periodi di crisi e che sovente porta a quei ciclici periodi storico-economici di elevata crescita e dinamismo. Aspettare a preparare la propria struttura, la propria politica gestionale, le proprie risorse, significa perdere un treno importante nel novero di opportunità in arrivo, facendo la differenza tra chi parte in pole position e chi invece sta dietro a tutti gli altri. Mai come adesso, l’avvalersi della possibilità di un confronto con Cedec, può permettere un corretto approccio con il mercato di domani, massimizzando gli effetti positivi delle risorse (sempre più esigue) rimaste a disposizione di quelle imprese, di quegli uomini che sono stati e domani saranno ancora i pilastri di un modello vincente di fare impresa nel mondo: le PMI Italiane.

Design by IDWeaver