SALONE DEL MOBILE 2014

La manifestazione del Salone del Mobile si è appena conclusa a Milano con un bilancio positivo. Gli operatori del settore hanno infine espresso soddisfazione per l’incremento dei visitatori ,in particolare esteri .Buone opportunità per gli affari si prospettano per il futuro. Questo successo rappresenta un buon viatico per l’Expo dell’anno prossimo. Anche Cedec, nelle visite che ha realizzato presso le esposizioni delle proprie Aziende clienti, ha registrato un diffuso ottimismo.
 
L’occasione della fiera milanese stimola una serie di riflessioni con gli imprenditori che da anni si cimentano nell’importante comparto economico del mobile e dell’arredamento. Le carte vincenti, lo sappiamo, sono la qualità delle produzioni e l’innovazione nel design, la presenza sui mercati e la capacità di valorizzare la versatilità delle nostre collezioni. L’orgogliosa convinzione di rappresentare il “made in Italy”, in un settore dove nessun altro paese può vantare il nostro primato a livello globale, ci porta spesso a sottovalutare gli ambiziosi obiettivi che potremmo avere a portata di mano.
 
Quante volte ci poniamo veramente il quesito se le qualità e le eccellenze di cui siamo in possesso sono nel giusto equilibrio con le necessità del mercato?
 
Facciamo alcuni esempi, per chiarire il problema, frutto della nostra esperienza diretta.
 
Dopo questo Salone moltissimi rientrano nelle proprie aziende con una buona carica di ottimismo e speranzosi per lo sviluppo degli affari. Si passano in rassegna i contatti realizzati e si quantificano gli ordinativi raccolti. Si comincia a verificare la grande quantità di richieste “particolari” ricevute e l’altrettanta vastità di promesse elargite in preda all’euforia delle richieste. Chi ha esperienza di Fiere sa che questa è la fase in cui certe decisioni vengono prese senza la necessaria lucidità derivante da una chiara gerarchia delle priorità. Si rischia di compromettere gran parte del lavoro fatto, se non si pesano attentamente le conseguenze dell’avvio delle produzioni in riferimento alle esigenze particolari dei clienti, all’importanza che i vari mercati assegnano ai prezzi ed al servizio, alla puntualità delle consegne ed alla qualità percepita dagli utilizzatori.
 
L’imprenditore si trova nella difficile situazione di dover mediare le sollecitazioni e la fretta dei commerciali con le esigenze di chi deve produrre una nuova linea non ancora industrializzata. Ma spesso l’informazione più importante, ma carente, è la conoscenza del mercato potenziale del prodotto proposto e quindi sono carenti i dati necessari per decidere investimenti sulla rete, sui punti vendita, sulle professionalità necessarie all’espansione.
 
Sono molto diffusi i mobilifici diretti da famiglie in cui la mentalità artigianale rappresenta il plus per la qualità del prodotto, ma le dimensioni raggiunte dalla capacità produttiva obbligano a tutte le incombenze dell’industria. Tra queste possiamo enumerare la salvaguardia di una numerosa manodopera qualificata, spesso sottoutilizzata, a causa della stagionalità della domanda e dalle fluttuazioni dei mercati dove si è presenti. Ci troviamo nella situazione di saper fare ma di non sapere a chi vendere in modo continuativo. E’ sufficiente osservare il “mondo” in questi ultimi dieci anni. Decine, per non dire centinaia di milioni di persone, residenti nei grandi paesi in forte sviluppo, hanno raggiunto redditi che permettono di arredare le case con maggiore gusto e ricercatezza. Per questi nuovi consumatori è necessario che l’azienda si attrezzi per non ritardare la visuale del fenomeno. Per cercare nuovi mercati servono alcune persone che conoscano le lingue e sappiano viaggiare con sistematicità. Si può rinunciare a qualche impiegato generico e ad un po’ di manodopera improduttiva e finanziare con decisione coloro che ricercano nuove opportunità(dall’altra parte del mondo).Così, anche la partecipazione alle fiere, assume il significato di sviluppare i contatti ed il business e non limitarsi alla sola attesa dei buyers in visita.
 
Altro esempio classico è il produttore di complementi d’arredamento, ma vale anche per i mobili, che si affida periodicamente nelle mani del designer di turno. Nulla da dire sulla necessaria inventiva dei creativi, ma molto c’è da criticare quando il progetto si affida praticamente alla legge del caso per raggiungere il successo. Solo le grandi organizzazioni possono permettersi l’insuccesso di collezioni non accettate dal mercato; la piccola e media impresa si deve muovere con audacia ma non con ingenuità. Qualunque nuova idea può essere testata presso rivenditori di fiducia o provata in tempo presso nuovi clienti prima di lanciarsi nei costosi investimenti promozionali. Sembra banale fare questa affermazione, ma il più delle volte l’imprenditore non investe il tempo necessario a verificare le nuove idee in riferimento al proprio mercato potenziale. Il tempo più prezioso dovrebbe essere quello dedicato a capire i fenomeni di consumo e scegliere i propri collaboratori.
 
Il nostro compito, come società di consulenza, è quello di diffondere questo tipo di mentalità presso i titolari d’impresa. Lo facciamo perché è il patrimonio d’esperienza più significativo maturato in quarant’anni di frequentazione delle PMI del settore in Europa.

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