PRESS AND STRESS, ovvero: la gestione efficace delle risorse umane.

GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
 
“Sai qual è il metodo migliore per far rendere di più i dipendenti? Stargli col fiato sul collo, fargli pressione, fargli capire che se stanno tranquilli c’è qualcosa che non va. Meno li stressi e più si rilassano e poi le conseguenze le paga tutta l’azienda: io questo non lo permetto”.
 
Quante volte abbiamo sentito dire queste cose o esprimere concetti simili? Quante volte le abbiamo pensate e condivise? Quante volte poi i fatti le hanno smentite?
 
E’ interessante ed anche necessario per un gestore di uomini, in particolare in realtà di piccole dimensioni, dove il contatto diretto è pressochè quotidiano con la maggior parte dei collaboratori, avere un quadro chiaro delle conseguenze reali dell’utilizzo del “pugno di ferro” , al di là dei miti e delle leggende imprenditoriali che troppo spesso ci capita di ascoltare.
 
Gli studi di psicologia del lavoro hanno infatti da lungo tempo individuato le ragioni che stanno alla base del fallimento della “strategia del Fuehrer” nella guida di un’azienda (o di un reparto o comunque di un gruppo): tali ragioni si basano sulle modalità biologiche di gestione della pressione.
 
In una prima fase l’individuo passa una fase detta di allarme, consistente nel susseguirsi di un periodo iniziale di shock (sorpresa, crollo della sicurezza in sé stesso, disorientamento) e di un periodo di controshock (reazione neurovegetativa che tende a riequilibrare la situazione alterata dallo shock). E’ quello che succede quando un collaboratore viene “aggredito” per rimproverarlo di qualcosa o per esprimere la propria insoddisfazione.
 
La seconda fase attraverso cui passa l’individuo è quella di resistenza, in cui sia inconsciamente sia volontariamente il soggetto mette in atto tutte le reazioni in grado di consentirgli di recuperare un livello di efficienza e lucidità tale da sopportare la pressione. Questa fase è ovviamente legata alla personalità del singolo, ma esiste sempre e viene protratta per un tempo legato all’intensità dello stress in corso ed alle energie della persona. Tuttavia si arriva comunque ad un limite temporale oltre il quale si manifesta la terza fase.
 
Si tratta della fase di esaurimento, nella quale, se la causa dello stress non viene esplicitamente annullata, il singolo entra in uno stato assimilabile ad uno shock permanente, nel quale la convinzione di non essere all’altezza si trasferisce dall’ambito puramente professionale o da un aspetto di questo ad altre (ed in alcuni casi a tutte le) aree della personalità e delle convinzioni. In questa fase la persona è momentaneamente incapace anche di raggiungere obiettivi che in precedenza raggiungeva con relativa facilità.
 
A questo punto dovrebbe essere chiaro perché la gestione autoritaria, abbinata ad un rapporto impostato su una dinamica del tipo decisore-esecutore, non ha alcuna possibilità di avere successo in azienda se non a brevissimo termine, e precisamente per il periodo di resistenza del collaboratore, al termine del quale anche incrementando il livello di pressione non si otterrà più alcun risultato.
 
Nessuno desidera riconoscersi in un generatore di stress, ma un esame onesto ed obiettivo dei propri comportamenti potrebbe aiutare noi e la nostra azienda ad evitare errori grossolani nella gestione del patrimonio più prezioso, le risorse umane, ed anzi a metterle nelle condizioni migliori per dare il massimo. CEDEC è in grado di aiutarvi a far questo ed ad impostare in modo positivo e di successo per l’azienda i rapporti con tutti i collaboratori, rendendoli sempre più partner e coautori dei risultati dell’impresa.

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