PMI E CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ

Le PMI specialmente in Italia hanno visto sempre con una certa diffidenza il processo di certificazione, in particolare della certificazione di qualità. Il motivo di questa diffidenza è l’errata interpretazione che spesso nel passato (ed anche nel presente) è stata data della certificazione: cerchiamo in questo articolo di approfondirne i motivi.
 
Iniziamo ad esaminare il percorso che spinge un’azienda a certificarsi: le ragioni principali sono due. Esiste una motivazione interna legata al miglioramento dei processi (e quindi della competitività) oppure una spinta esterna dettata da specifiche richieste dei clienti o del settore. E’ interessante notare che diversi studi a livello europeo hanno messo in evidenza come le aziende con motivazioni “interne” percepiscano un livello di difficoltà nella messa in pratica delle azioni necessarie all’ottenimento della certificazione decisamente inferiore rispetto a quelle con motivazioni “esterne”.
 
In particolare, si è rilevato che il livello di difficoltà percepito è legato alle seguenti cinque condizioni:
 
limitazioni sulle risorse
scarsa convinzione da parte del management
scarsa comprensione dei requisiti degli standard
scarsa convinzione da parte dei dipendenti
capacità di documentazione e controllo
E’ evidente che per le PMI si tratta di condizioni che abbastanza comunemente si verificano, in quanto:
 
le risorse vengono preferibilmente destinate al “fare” piuttosto che all’organizzare
il management è spesso (troppo) impegnato in attività operative
non esistono internamente risorse dedicate alla gestione delle normative e degli standard
i dipendenti vengono spesso coinvolti in questo processo nei ritagli di tempo
non c’è solitamente l’abitudine a documentare e controllare processi di tipo organizzativo/gestionale
Tutto ciò è in conflitto con il fatto che le stesse PMI, una volta portato a termine il processo ed attivatolo in maniera seria e non semplicemente formale, sostengono di ricavare benefici importanti. Ad esempio si citano: l’incremento delle opportunità di mercato (legato al fatto di essere percepiti come una realtà meglio organizzata ed efficace di altre), la riduzione dei costi e degli sprechi (di tempo e di risorse), la possibilità di accesso a gare o richieste d’offerta internazionali dove l’adesione a certi standard è obbligatoria, il miglioramento del controllo manageriale sui processi aziendali e in generale il beneficio economico che si manifesta in termini di incremento dei margini (assoluti e/o pro capite) a parità di altre condizioni.
 
La conclusione è quindi che anche il processo di certificazione è un buon investimento perché, se ben gestito, produce ritorni positivi misurabili e non il temuto incremento della burocrazia aziendale.

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