La stretta del credito bancario e la risposta delle PMI

Secondo i dati del Centro studi di Unimpresa, pubblicati il 25 Maggio 2015, negli ultimi cinque anni i finanziamenti alle imprese sono diminuiti di 36,2 miliardi (-4,28%). Questa tendenza si osserva sia sui finanziamenti a breve, scesi di 16,7 miliardi (-5,28%), sia quelli a medio diminuiti di 10,7 miliardi, sia quelli a lungo (oltre i 5 anni) in calo di 8,7 miliardi (-2,26%). Nello stesso periodo si nota inoltre una preoccupante ascesa delle sofferenze e le rate non rimborsate sono passate da 48,8 a 150,3 miliardi di Euro. Le PMI  in particolare hanno visto raddoppiare le loro sofferenze (+115,65%).
In questo contesto, se da un lato si auspica una maggior efficienza del sistema creditizio, è sempre più vitale presentarsi alle banche con piani e progetti sostenibili e adeguatamente documentati e con una situazione reddituale tale da poter attrarre, anziché respingere, il mondo del credito.
Una organizzazione efficiente, un sistema di controllo efficace ed un piano strategico strutturato e coerente sono sempre più aspetti imprescindibili sia per acquisire un vantaggio competitivo sostenibile sul proprio mercato di riferimento, sia per avere accesso al credito.
Il sistema bancario infatti si sta sempre più organizzando per elevare la qualità del credito e contrastare alla radice il fenomeno delle sofferenze. Ciò comporta, da parte delle PMI, un rivoluzione che porti dalla semplice buona relazione con il direttore di filiale, all’autorevolezza ed alla competenza nel modo di porsi e, soprattutto, alla sostanza che sta dietro ai numeri. Lo spazio di manovra per le piccole e medie imprese da questo punto di vista si ridurrà drasticamente nel prossimo futuro, ma ciò determina anche una enorme opportunità per quelle che sapranno ristrutturarsi, rendere se stesse più efficienti e proporsi al mercato in modo organizzato ed innovativo. Sono queste le imprese che avranno le porte aperte per finanziare la crescita, per le altre non ci sarà più spazio.

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