LA DIMENSIONE FINANZIARIA

In questo periodo di crisi economica è più che mai sentita la necessità di monitorare i flussi finanziari delle imprese e di evidenziarne le dinamiche. Questo per almeno due ordini di motivi. Primo, dal punto di vista gestionale, è piuttosto frequente che imprese che hanno situazioni patrimoniali ed economiche soddisfacenti, si trovino in crisi di liquidità e gli imprenditori non dispongano degli strumenti necessari per farvi fronte adeguatamente e con cognizione di causa. Secondo, la comunicazione di tali importanti informazioni all’esterno, risulta estremamente positivo in quanto permette ai vari portatori di interesse, i cosiddetti stakeholders, di avere una visione dell’azienda più chiara ed intellegibile. Tra i soggetti portatori di interesse, non dobbiamo dimenticare le banche, che di fronte ad un’informativa completa sulle dinamiche finanziarie dell’impresa avranno quantomeno la percezione di trovarsi di fronte ad aziende gestite da imprenditori che non navigano a vista, ma hanno “sotto controllo la situazione”.
 
Anche i fornitori rappresentano di fatto dei “finanziatori”, sia pur indirettamente attraverso il credito che concedono all’impresa cliente e anche in questo caso, un’informazione completa, specialmente sotto l’aspetto finanziario, sicuramente contribuisce a creare quel clima di fiducia che è presupposto indispensabile per l’esistenza di qualsivoglia forma di credito commerciale.
 
Lo strumento principe attraverso cui reperire le informazioni relative all’assetto finanziario della società è sicuramente il Rendiconto Finanziario, ossia un prospetto di sintesi in cui sia data evidenza delle dinamiche finanziarie e monetarie dell’impresa e di come siano state “impiegate le fonti”.
 
Purtroppo nel nostro ordinamento il rendiconto finanziario è stato previsto dal legislatore solo in casi ben determinati (es. società quotate), nonostante la norma che fissa i principi base della redazione del bilancio, l’art. 2423 del c.c., al comma 2 reciti: “Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio”.
 
Il Bilancio quindi dovrebbe dar conto della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa, ma nella prassi italiana la dimensione finanziaria è stata di fatto relegata ad informativa “ulteriore”, senza imporne la rappresentazione in apposito prospetto di facile ed immediata consultazione.
 
E’ di tutta evidenza che per come sono stati strutturati, né lo stato patrimoniale, né il conto economico possono di per sé dare un’informazione adeguata sui flussi finanziari occorsi durante l’esercizio, né pare uno strumento adeguato la nota integrativa che per sua natura è stata introdotta al fine di specificare in dettaglio quanto riportato nei citati prospetti di sintesi.
 
Quindi la necessità di redigere il rendiconto finanziario, al di là dell’indubbia utilità che lo stesso riveste dal punto di vista gestionale, appare come una necessaria integrazione all’informativa di bilancio, fondamentale anche per costruire un rapporto con finanziatori e fornitori basato sulla solida concretezza dei numeri. Questo vale a maggior ragione per le PMI che per loro natura solitamente sono impreparate a gestirsi dal punto di vista finanziario e ad avere un dialogo fruttuoso con i propri finanziatori, che spesso di fronte alla mancanza di adeguate informazioni tendono ad erigere un muro di diffidenza e di sfiducia che può risultare fatale all’esistenza stessa dell’impresa.

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