Industria e servizi: la situazione congiunturale

La Banca d’Italia ha pubblicato i risultati del suo “Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi” effettuato nel periodo settembre-ottobre 2013: i principali risultati offrono interessanti spunti di riflessione.
 
Ad esempio, per le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi, sei imprese su dieci riferiscono che nel 2013 la propria spesa per investimenti è stata in linea con quella pianificata ma per il 2014 il 19% delle imprese pianifica un aumento degli investimenti rispetto all’anno in corso, mentre il 23% ne pianifica una diminuzione. Approfondendo il dato si evince poi che la tendenza alla diminuzione è più marcata nelle aziende di minori dimensioni: ciò conferma che la difficoltà strutturale della maggior parte delle PMI a competere efficacemente è amplificata dalla difficoltà di autofinanziamento e/o di accesso al credito, vere cause della difficoltà di investire. A conferma di ciò, la tendenza al rallentamento della domanda di credito è confermata anche dalle valutazioni prospettiche. Nonostante questo, la capacità produttiva nell’industria è prevista in aumento nel 2014 rispetto all’anno in corso.
 
Passando ad esaminare l’andamento dei primi nove mesi del 2013, il 43% delle aziende segnala una flessione del proprio fatturato rispetto al corrispondente periodo del 2012, contro il 27% cento che indica un aumento: come ci si poteva immaginare, se si considera il solo fatturato relativo all’esportazione risulta prevalente la situazione di incremento.
 
Per quanto concerne l’occupazione, oltre la metà delle aziende segnala quest’anno livelli stazionari rispetto al 2012; come lo scorso anno però, il saldo tra segnalazioni di aumento e quelle di diminuzione è negativo. Questo indicatore fa il paio con le valutazioni relative agli investimenti sopra citate: la contrazione nelle risorse umane prosegue parallelamente a quella delle risorse finanziarie.
 
Una positiva sorpresa è il fatto che il 55,1 per cento delle imprese prefiguri un risultato di esercizio in utile per l’anno corrente, percentuale in lieve aumento rispetto alla rilevazione del 2012. Ciò significa che anche in un ambiente competitivo e macroeconomico tormentato le aziende “sopravvissute” si sono dimostrate abbastanza forti da migliorare i propri guadagni. A nostro avviso questo va ascritto alle capacità che hanno mostrato tali aziende di affrontare in modo deciso, razionale e strutturato le difficili questioni sorte a partire dal 2008 negli scenari non solo nazionali, ma mondiali: chi ha pensato di potersela cavare con i sistemi tradizionalmente utilizzati per superare i momenti brutti (indebitamento, aggressività sui prezzi, concessioni sui termini di pagamento, ecc.) è stato bruscamente riportato ad una realtà in cui è indispensabile saper gestire l’azienda, ancor più che saper “fare” le cose.
 
Infine, secondo i giudizi delle imprese esportatrici, nel 2013 il lieve calo della domanda proveniente dai paesi dell’area dell’euro sarebbe stato più che compensato dal forte incremento di quella originata nelle maggiori economie emergenti e negli Stati Uniti: un altro forte punto a favore di chi ha saputo guardare per tempo oltre il proprio orticello, coadiuvato da professionisti a sostegno di un piano d’impresa e di business concreti, che ora gli permettono di raccoglierne i benefici.

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