IL SANGUE E L’OSSIGENO

AZIENDE IN DIFFICOLTÀ
 
Immaginate un ospedale da campo in una zona di guerra: i feriti sistemati alla meno peggio, le cure somministrate in condizioni precarie e con scarsità di mezzi, gli interventi urgenti eseguiti alla bell’e meglio con strumenti e farmaci a volte insufficienti, in assenza di sangue per le trasfusioni e di ossigeno per chi non riesce a respirare da solo. Vi ricorda qualcosa?
 
Il paragone fra la prolungata recessione e la guerra è stato fatto più volte e, aldilà dell’alimentare tesi complottistiche secondo le quali una piccola elite di iperricchi e superpotenti manovra per raggiungere il dominio economico definitivo sul mondo intero, permette numerose significative analogie. Quella su cui ci soffermiamo qui è la somiglianza fra la gravità delle numerose situazioni individuali delle singole aziende e l’insufficienza dei mezzi utilizzati per fronteggiarla.
 
E’ chiaro a tutti che imprese ormai quasi dissanguate non si salvano con i tamponi rappresentati dalle moratorie o con riduzioni limitate del cuneo fiscale: servono quantità massicce di “sangue” e di “ossigeno”, ovvero di liquidità e di semplificazione normativa/burocratica. Da un lato l’annunciata volontà del Governo di provvedere in tempi rapidi ai pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese e dall’altro l’impegno verso uno snellimento delle pratiche e delle procedure inerenti il lavoro vanno nella giusta direzione. Tuttavia in attesa che tutto ciò diventi realtà l’azienda, specialmente la medio-piccola, si trova a dover lottare per sopravvivere: quali sono le azioni che deve assolutamente mettere in campo o incrementare nel frattempo?
 
In primo luogo un severo e lucido controllo dei costi: non si tratta di tagliare alla cieca qualsiasi cosa, ma di identificare cosa è spreco, cosa non produce margine e cosa non è strategico. Tutto ciò può, a diversi livelli di intensità, essere ridimensionato o eliminato. Quello che invece, pur comportando costi, contribuisce a generare margini o rappresenta una risorsa distintiva e di lungo periodo per l’azienda (come il know-how specifico o il capitale umano) va difeso, perché intaccarlo significherebbe colpire mortalmente il cuore stesso dell’impresa.
 
In secondo luogo una selezione anche drastica della clientela: a volte è necessario amputare un arto per salvare una vita ed allo stesso modo può rivelarsi inevitabile cessare di fornire clienti anche storici che sono divenuti però la fonte di una vera e propria emorragia di utili. Essere in grado di valutare quali sono i clienti che ci permettono di svolgere con profitto la nostra attività e quali no può fare la differenza fra sopravvivere e fallire.
 
Infine una riflessione approfondita sull’organizzazione della nostra azienda, improntata ai criteri di semplificazione delle operazioni e delle procedure non può essere rinviata a tempi migliori, che forse non arriveranno in fretta. Dobbiamo quindi anche al nostro interno individuare quelle distorsioni che si sono create e consolidate negli anni e che ora costringono l’azienda ad agire in modo contorto, ridondante, macchinoso, lento e impongono al personale prassi ben lontane dall’essere quelle ottimali. Spesso basta poco per trasformare abitudini negative consolidate e sostituirle con buone pratiche, semplici, efficaci ed efficienti. Bisogna però sapere come operare e non improvvisarsi “rivoluzionari” nella propria azienda da un giorno all’altro.
 
Per ottenere il massimo dalle azioni di miglioramento urgenti e necessarie è bene affidarsi a chi per professione tali azioni le mette in campo ogni giorno: CEDEC è pronta ad aiutarvi. Voi lo siete?

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