CEDEC E LA FAVOLA DELL’IMPRENDITORE

C’era una volta un imprenditore che aveva una piccola azienda. Le cose andavano bene: sapeva fare bene i suoi prodotti, aveva clienti a sufficienza per godere di un buon fatturato dal quale ogni anno ricavava utili adeguati a compensare il suo impegno ed a incrementare il capitale.
 
Col passar del tempo l’azienda, che inizialmente impiegava 5 persone oltre al titolare, cresceva e a poco a poco i dipendenti passarono a 8, 10, 12 ed infine superarono il fatidico numero di 15. Non successe nulla di sconvolgente: le vendite procedevano sempre meglio e la produzione migliorava, grazie all’impiego di nuovi macchinari più efficienti.
 
L’imprenditore era molto soddisfatto della sua azienda ed anzi il fatto di essere sempre il punto di riferimento per tutti, dagli operai ai tecnici, dai commerciali agli amministrativi, lo riempiva di orgoglio.
 
Certo, le sue giornate erano sempre più lunghe e a volte non riusciva a star dietro a tutto, ma nel complesso se la cavava bene. Certo, erano anni che non riusciva a staccarsi dalla ditta per più di un paio di giorni consecutivi, ma tutto sommato quella era la sua vita e non se ne rammaricava.
 
Tuttavia iniziarono a succedergli cose strane. Ad esempio si rendeva conto che mentre una volta era sempre in grado di rispondere a tutte le domande che gli venivano poste ed a prendere immediatamente le decisioni necessarie, adesso, a volte, non aveva una risposta pronta per tutti e iniziava a capitargli spesso di non saper scegliere fra varie alternative e dover così rimandare qualche decisione, anche importante.
 
L’imprenditore non aveva studiato: aveva iniziato a lavorare presto, veniva da una famiglia modesta, ma era una persona intelligente e riflettendo su quanto gli stava succedendo capì che i problemi gli derivavano dalla mancanza di competenze. Dovette ammettere con sé stesso che adesso qualche domanda che gli veniva posta dai collaboratori non la capiva nemmeno, specialmente quando si iniziava a parlare di finanza, di organizzazione aziendale o, peggio ancora, di marketing e strategie! La sua azienda aveva una sola strategia: produrre e vendere: non capiva che bisogno ci fosse di perdere tempo a pensare a cose che non facevano aumentare la produzione né il fatturato, ma si disse: “Visto che cominciano a chiedermi decisioni su queste cose un po’ troppo spesso, voglio capire di che si tratta”.
 
Si mise a leggere, occupando il pochissimo tempo libero che ancora gli rimaneva, visto che quando aveva iniziato la sua impresa riusciva ad andare a casa alle 7 di sera, ma adesso prima delle 10 non tornava mai e spesso portava con sé scartoffie da firmare o da rivedere. Più leggeva e più si rendeva conto che esistevano tantissime cose che non conosceva e che avrebbero potuto condurlo alla soluzione di molti dei problemi che gli venivano posti, tuttavia altre cose gli rimanevano oscure, perché non riusciva a capirle a fondo.
 
Iniziò quindi a rispondere a proprio tutte le domande che i collaboratori gli ponevano ed a prendere quelle decisioni che in passato avrebbe rimandato o semplicemente non preso, in quanto non le considerava fondamentali per l’azienda. Ricominciò così a sentirsi perfettamente in grado di guidare l’impresa, che ormai aveva assunto dimensioni consistenti: diversi milioni di fatturato, impianti sempre più moderni, dipendenti in aumento e, anche se non aveva neppure più il tempo di respirare, si sentiva soddisfatto.
 
Capitò tuttavia un fenomeno imprevisto: con la crescita dell’azienda quegli utili, che inizialmente erano elevati e gli permettevano di guadagnare bene e di investire, iniziarono misteriosamente a diminuire e poi a trasformarsi in perdita. Il primo anno che questo avvenne ne identificò la causa con la grave crisi che aveva colpito tutto il settore, ma quando la situazione si ripeté e si aggravò negli anni successivi il mondo gli crollò addosso.
 
Non sapeva più come fare e cosa pensare! Provò per la prima volta a fare lui qualche domanda ai collaboratori, ma anche la loro competenza si dimostrava sempre al massimo pari alla sua: erano ottimi esecutori, ma nessuno di loro era in grado di insegnarli nulla o di proporgli idee cui lui non avesse già pensato.
 
A questo punto iniziò ad avere veramente paura e quando si ha paura ci si aggrappa a qualsiasi cosa sia in grado di far diminuire l’angoscia. Chiese così consiglio ad altri imprenditori amici, ma ognuno di loro gli forniva una ricetta diversa: uno gli suggeriva di tagliare il personale, un altro di non pagare le tasse, un terzo di non fatturare, un quarto di ritardare i pagamenti ai fornitori e così via. Tutti si sentivano in dovere di presentare la loro personale soluzione, nessuno però era in grado di dargli quello che lui si aspettava e cioè un suggerimento che risolvesse alla radice i problemi, che man mano si ingigantivano.
 
Da ultimo si rivolse ad un anziano imprenditore, che aveva da poco cessato l’attività ed era sempre stato abbastanza isolato dai colleghi, in quanto non aveva l’abitudine di lavorare fino allo sfinimento per 12 ore al giorno o più, se non in casi veramente eccezionali, non aveva mai avuto problemi con il personale, né con lo stato, non aveva mai venduto o comprato in nero e in più aveva la fama di essere un debole, uno che non sapeva comandare e quindi delegava molte responsabilità ai suoi più stretti collaboratori. Nonostante questo, riflettendoci bene, il nostro imprenditore si accorse che fra tutti quelli che aveva interpellato nessuno era uscito indenne dalla situazione degli ultimi anni, mentre il “vecchio”, così lo chiamavano nella zona, era stato l’unico a non vedere i risultati della sua azienda passare dal nero al rosso.
 
Andò dunque a parlargli e quando gli ebbe esposto la propria situazione e chiesto cosa stesse sbagliando e come potesse rimediare, il “vecchio” gli disse: “Tu non stai sbagliando adesso: l’origine dei tuoi problemi è nata quando ti sembrava che tutto andasse bene. Ricordi che quando qualcuno ti chiedeva quale strategia tu avessi in testa per l’azienda rispondevi senza pensarci ‘Produrre e vendere’? E che non ti sei mai seriamente posto il problema di cosa produrre e come e a chi vendere? Inoltre hai acquistato i macchinari più avanzati e performanti, benissimo: però adesso ti ritrovi a farli funzionare per mezza giornata (perché non serve di più per produrre quanto riesci a vendere), ma con i leasing o i mutui da pagare. Adesso capisci cosa avrebbe significato aver avuto in tempo utile un sistema di pianificazione finanziaria o aver predisposto un business plan in grado di simulare gli scenari più diversi: sei ancora dell’idea che siano tutte spese inutili ed esercizi buoni per chi ha tempo da perdere all’università? Pensa poi al fatto che hai sempre voluto decidere tutto da solo e hai fatto crescere tanti ottimi dipendenti senza mai creare una vera collaborazione almeno con un gruppo, con i migliori: avevi timore di perdere il controllo, ma oggi rischi di perdere l’azienda. Perché non hai mai creato un’organizzazione chiara, con responsabilità e mansioni strutturate, formando adeguatamente i collaboratori principali nelle varie funzioni aziendali, dall’amministrazione alla produzione al commerciale? Far crescere le persone corrisponde alla semina: il raccolto consiste nell’efficienza e nei risultati che ne conseguono. Tuttavia, non è ancora troppo tardi, solo ti suggerisco di non continuare a tentare da solo. I risultati, anche se dovessero arrivare, sarebbero parziali e tardivi e faresti un altro inutile sforzo, che a questo punto sarebbe l’ultimo.”
 
L’imprenditore tornò a casa e decise di far tesoro delle parole del vecchio: smise di leggere libri e si mise alla ricerca di qualcuno che potesse affiancarlo insegnandoli non tutto lo scibile umano, ma solo quello che era veramente necessario ad un capo d’impresa, qualcuno che sapesse come pianificare il rilancio e lo sviluppo della sua impresa e che fosse in grado di fornirgli tutti gli strumenti indispensabili a gestire e decidere, ad organizzare e delegare. Da schiavo dell’azienda a poco a poco si trasformò: abbandonò il modo di pensare dell’artigiano cresciuto ed acquisì quello di un imprenditore moderno, in grado di essere leader per molti anni a venire. Il nome di chi lo aiutò a raggiungere questa meta? E’ in testa a questa pagina!
Per visitare il sito di CEDEC: https://www.cedec.it/

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